domenica 19 maggio 2013

L'angolo della monomania: Doctor Who 7x13 - The Name of The Doctor.

Per poterne parlare, ho dovuto guardarlo due volte e ancora sono perplessa. Non dalla trama - quel che succede è abbastanza chiaro - ma dallo scopo. Perché scrivere un episodio del genere? 
Sono rimasta delusa, lo ammetto. In una serie complessivamente mediocre, con pochi picchi che non bastano comunque a rialzare la media, questa conclusione mi è sembrata, beh, insipida.
La storia, tutto sommato, è semplice: la Great Intelligence trova il modo di attirare il Dottore nell'unico posto in cui non dovrebbe andare, Trenzalore. The fields of Trenzalore, scopriamo, non sono campi coltivati, né campi di battaglia: è un cimitero. Il cimitero in cui è sepolto il Dottore. Dentro il TARDIS, ovviamente.
Come fa? Beh, rapisce i suoi amici: Strax, Jenny e Madame Vastra. A quel punto, il Dottore fa qualcosa che non dovrebbe mai fare: attraversa la propria linea temporale, con il TARDIS che si ribella al suo pilota.
Quel che succede dopo, non ve lo dico: guardatevi l'episodio senza che io spoileri altro.
Ora, lo so che posso sembrare eccessivamente pignola e che sicuramente ci sarà chi non la pensa come me, ma ho trovato questo finale di serie furbo nel senso peggiore del termine.
Una furba operazione tesa ad accalappiare più pubblico possibile per uno show che, a quanto sembra, sta perdendo ascolti. Ci sono i personaggi che i fan gradiscono (Vastra, Jenny e Strax), c'è la soluzione del mistero-Clara (e su questo poi ci torno), c'è River Song post-Vashta Nerada. Ci sono le immagini dei Dottori precedenti, compresi quelli defunti: ogni fan vorrebbe veder tornare il suo Dottore. A casa mia questa si chiama paraculata. In contesti più civili, invece, fanservice.
Quello che a me non piace - e non mi piace dell'intera gestione Moffat, non di questo singolo episodio - sono tre cose.
Primo, l'ossessione di porre il Dottore al centro di tutto. I suoi segreti, i suoi sentimenti, i suoi pensieri, il suo nome... A me interessa di più come reagisce un semplice essere umano quando viene in contatto con questo alieno delle meraviglie e con tutto quello che può offrire: all of time and space. Il rapporto Dottore-companion è un po' come quello fra la terra e il sole: il sole è al centro di tutto e senza di lui non ci sarebbe nulla, ma è sulla terra che si è sviluppata la vita nella sua infinita varietà.
Secondo, il time can be rewritten. Alla fin fine, permette di dire tutto e il contrario di tutto.Per esempio, contraddire quello splendido episodio che è The Doctor's Wife (e no, non vi spiegherò perché. Spoilers!). Insomma, a me puzza tanto di trucchetto da quattro soldi.
Terzo, ma non meno importante, l'ansia da prestazione. Ogni episodio deve essere "più" del precedente: più epico, più avventuroso, ambientato in un posto più strano... insomma, più tutto. E così assistiamo a un tripudio di botti, esplosioni, luci e fumo che, alla fin fine, stanca soltanto. Non credo che Doctor Who debba essere trattato come una sorta di blockbusterone americano. Non penso sia così che si suscita il sense of wonder negli spettatori.
Non sto dicendo che la gestione Davies fosse meglio: so solo che io mi divertivo di più. 
Se devo essere sincera, a me sembra che ormai la serie sia diventata lo one-man show di uno sceneggiatore E produttore esecutivo che ha l'unico scopo di far capire a tutti quanto sia inarrivabilmente bravo. E la presunzione di lasciare il segno in una serie che dura da cinquant'anni. Après moi le deluge, più o meno.
La tomba del Dottore, per esempio. 
Sia Sarah Jane che River hanno detto che, quando corri con il Dottore, ti sembra che non debba finire mai (e che, quando invece finisce, ci resti di cacca... vabbé, questa l'ho parafrasata io). Per noi fan è così, perché fuori una companion, dentro un'altra.
È stato piacevole entrare nella tomba e vedere cosa resterà del Dottore? No. Per niente: è stata una secchiata d'acqua addosso. Quella è la fine anche per noi. Niente più TARDIS, niente più wibbly wobbly timey wimey stuff. Grazie tante, me la potevate pure risparmiare.
E il tanto decantato mistero di Clara? The impossible girl. La Coleman è brava e il personaggio non è male, l'ho sempre detto, ma andiamo, tanto casino per una versione un po' più elaborata di Bad Wolf? Ma per favore!
In definitiva, sono rimasta delusa. Guarderò l'episodio del Cinquantenario perché c'è Ten, ma so già che lo farò a mio rischio e pericolo, perché penso che gli faranno fare una brutta fine. 
Per quanto riguarda l'ottava serie, che è appena stata confermata, mi sa che passo.

sabato 18 maggio 2013

I miti della Parietaria 2: Le porte dell'Oceano - Arthur C. Clarke

Che il secondo mito della Parietaria fosse questo era abbastanza prevedibile.
Rimpiango molto di non averlo in casa, ma, quando è mancata mia nonna, gran parte dei suoi libri è stata data in beneficenza. In mezzo c'era anche questo.
Il primo ricordo che ho, riguardo quando l'ho letto la prima volta, è una sensazione di perplessità.
Già, perché il protagonista si imbarca da clandestino su una nave. Una nave che levita sull'acqua, anziché fenderla con lo scafo. Non sapevo cosa fosse la fantascienza, all'epoca, e siccome non si tratta di hard SF, non avevo capito, a tutta prima, che la storia si svolgesse nel futuro.
Le porte dell'Oceano è, per certi versi, una storia molto classica, quasi dickensiana nelle sue premesse. C'è un orfano (Johnny) che viene allevato in casa degli zii. Loro non lo amano, lui si sente rifiutato. E così, come nei più classici libri d'avventura, una notte fugge. C'è una nave, una enorme nave container, ormeggiata a poca distanza da casa e lui la osserva alla luce della luna. Ci vuole poco: esce da una porta finestra e via. Sembra che tutto gli sia favorevole: nessuno lo ferma, nessuno lo scopre mentre sale a bordo. Si nasconde in una scialuppa e si addormenta. Quando si risveglia, i potenti motori vibrano sotto di lui: la nave è in movimento e casa degli zii ormai è lontana.
Ma le avventure per Johnny sono appena cominciate: la nave fa naufragio e lui si ritrova disperso in mare, con il coperchio di legno di una cassa a fargli da scialuppa. Dopo giorni in balia delle onde, ormai mezzo morto per la disidratazione e il sole, viene salvato. Viene salvato dai delfini.
E finisce così su un'isola nella Grande Barriera Corallina, dove c'è un Istituto dove si studia la comunicazione con i delfini guidato dal professor Kazan. Lì, dopo essere stato accudito da un'enorme infermiera - accidenti, non mi ricordo il nome! -, si ristabilisce. Fa amicizia con Mick, un ragazzo un po' più grande e soprattutto con i due delfini dell'Istituto, una femmina, Susie, e il suo piccolo, Sputnik. 
Contattati dal professore, gli zii di Johnny se ne sbarazzano senza pensarci nemmeno un secondo e il ragazzino rimane a vivere nell'isola, lavorando con i delfini, nuotando e andando a zonzo con Mick e dando una mano al progetto che il professore sta seguendo: insegnare alle orche a non mangiare i delfini (Mick lavora con una femmina di orca che si chiama Nivea). Tutto va bene finché un tifone non si abbatte sull'isola, devastandola e ferendo gravemente, oltre agli altri, il professore. Toccherà a Johnny e alla sua "invenzione", un'imbragatura che permette ai delfini di rimorchiare la sua imbarcazione, tentare di arrivare in tempo sulle coste dell'Australia e cercare soccorsi.
Tutto questo, ve lo preciso, lo sto scrivendo a memoria. Considerato che sono come minimo dieci anni che non lo rileggo, potete capire quanto mi sia rimasto impresso. Fra i punti che mi piacevano - e che sono marchiati a fuoco nel mio cuore - la traduzione del racconto fatto dai delfini, una storia che gli animali si tramandano oralmente, dell'impatto sulla terra di un'astronave aliena che ha causato una tremenda moria e quello, fatto invece da Mick, della disavventura di una donna bianca e del suo bambino, ultimi superstiti di un naufragio, con i cannibali.
Il mio consiglio è riassumibile in: leggetelo.

Dove lo trovate? 
In italiano, frugate nelle bancarelle: è stato pubblicato da Urania non meno di due volte (l'edizione "mia" è quella che vedete in foto, ma ce n'è una più recente). In alternativa, usate ebay, non è difficile trovarne una copia. In inglese, invece, lo trovate sia in cartaceo che in digitale con il titolo Dolphin Island. A questo proposito vi segnalo che ce ne sono due versioni, una - che trovate solo su Amazon - a circa sette euro (che sono un prezzo folle, per un ebook). Kobobooks ne ha anche un'altra a 3.99 euro. Me lo sono appena comprato, se avevate qualche dubbio.

 Arthur C.Clarke - Le porte dell'Oceano, 1963



giovedì 16 maggio 2013

I musi della Parietaria 18: William Hurt

Questo musO ha un curriculum pazzesco ed è di una bravura mostruosa. E poi è un uomo indubbiamente affascinante, il che non guasta. 
La prima volta che l'ho visto ero adolescente. Il film era Il grande freddo. Gran film, Il grande freddo. Grandiosa colonna sonora, anche. E lui interpreta il personaggio più intrigante e misterioso. E Figli di un dio minore? Bellissimo. E poi Il Bacio della Donna Ragno splendido. Il libro, di Manuel Puig, è un capolavoro che merita di essere letto - ci farò un post, prima o poi. 
Vogliamo parlare di Turista per caso? Anche di questo ho letto il libro (ma preferisco il film, una volta tanto).  E poi, cavolo!, è Mr.Rochester in Jane Eyre di Zeffirelli. Sapete, amo il personaggio di Mr.Rochester - anche su questo ci farò un post. Sarà fangherleggiante, vi avviso.
Diciamo che non tutti i suoi film sono proprio eccelsi (The Village, Lost in space), ma lui è innegabilmente bravo, che sia commedia o tragedia, che gli tocchi l'eroe romantico o il cattivo psicopatico.


lunedì 13 maggio 2013

Once Upon A Time 2x22 - And Straight on 'Til Morning

Ci siamo arrivati: season finale... e la premiata ditta Kitsis&Horowitz mi ha messa nel sacco un'altra volta! 
Con un'unico episodio in cui si sono sparati tutte le cartucce che si potevano sparare, i due sceneggiatori hanno riscattato una seconda stagione nettamente inferiore alla prima, spingendomi a desiderare di poter già vedere il primo episodio della terza.
Non vi spoilererò molto - o almeno, proverò a non farlo - ma può darsi che, causa fangherleggiamenti, qualcosa mi sfugga.
Tanto per darvi la misura di quanto sia bello questo episodio, vi dico questo: perfino LOLlo fa una figura decente! (Sua Melensaggine, invece, con il cappelletto da Pierino e lo zainetto sulle spalle, porta in giro la sua faccia afflitta dai gravi rimorsi per tutto il tempo, fortuna che in questa puntata conta come il due di picche quando briscola è denari).
La parte del leone se la dividono in tre: primo, un Hook straordinario, mai così vicino a svelarsi, e, ammettiamolo, mai così affascinante, tormentato, ambiguo. Lo sceriffo Graham era un bellissimo figliolo, ma, quasi quasi, nel cambio ci abbiamo guadagnato. Scopriamo quindi cosa ha in comune con Baelfire e qual era il rapporto fra i due. Scopriamo anche qualcosa del suo passato e lo vediamo, finalmente, non redimersi, no, ma quantomeno, ecco, provarci.
Seconda, Regina. La Evil Queen stavolta dà il meglio di sé, e non intendo "il peggio", come al solito, ed entra di diritto, come dice Henry, fra gli eroi.
Infine, ma era ovvio, Mr.Gold. Sconvolto dalla perdita di Neal sta per tirare i remi in barca e lasciare che la maledizione si compia, Storybrooke scompaia e i personaggi muoiano tutti. Ma - e questo è uno spoiler - tramite Grumpy e un filtro di Fata Suorina ritrova Belle. Proprio Belle, non Lacey, i cui ricordi sono stati risvegliati. Quindi, niente più troione da sbarco, mi dispiace. È stato bello finché è durato. Grande ricongiungimento, bacio scenograficissimo, lacrime a fiumi, ma... per questi due non c'è pace: subito deve lasciarla perché Tamara e Greg hanno fallito nel distruggere Storybrooke (oh, non ve l'avevo detto? Beh, alla fine Regina ed Emma, riunendo le forze riescono a "spegnere l'autodistruzione". Un po' puerile, come escamotage, ma vabbé stiamo a badà ar capello), ma hanno trovato qualcosa che conta molto di più per il loro misterioso "datore di lavoro": Henry. 
Non solo lo rapiscono - proprio cattivi impuniti, eh! - ma, con il penultimo fagiolo magico rimasto, aprono un portale e ci saltano dentro, lasciando con un palmo di naso Regina, Emma, LOLlo e Snow.
(Apro parentesi: certo che Tamara ha proprio l'anima dell'assassina. Non fa che sparare a tutti e tutto. Stavolta, manca un po' accoppa LOLlo. Non c'è che dire, Neal ha proprio l'occhio lungo, per le donne!)
Come nelle fiabe, proprio in questo momento, quando tutto sembra perduto... prima arrivano Gold e Belle (che ha visto bene di mettersi un cappotto per non andare in giro come una scostumata), ai quali viene data la ferale notizia e poi all'orizzonte spunta la Jolly Roger. Hook, che aveva rubato l'ultimissimo fagiolo magico, sta tornando indietro a dare una mano (Ah, l'ultima volta che vi avevo parlato di lui era alleato con Tamara e Greg? Avete ragione! Il fatto è che, quando ha scoperto che distruggere Storybrooke voleva dire, sì, uccidere Rumplestiltskin, ma anche rimetterci le penne, ha visto bene di cambiare campo).
E così, un dream-team composto da Hook, Mr.Gold, Regina, LOLlo, Snow ed Emma si imbarca sulla Jolly Roger ("I offer my ship and my services" Go, Hook!) per andare alla ricerca di Henry con l'ultimo fagiolo magico rimasto. Con lo stesso incantesimo usato per localizzare Neal scoprono dove è stato portato il ragazzino. Neverland, nientemeno.
Perciò, si parte.
Belle viene lasciata indietro, a proteggere la città: come Gold le ricorda, Tamara e Greg non sono i soli e altri verranno per distruggere Storybrooke. Ci vuole un'incantesimo per nasconderla e qualcuno che faccia il guardiano del faro. L'addio fra i due è commovente, perché lui non pensa di poter tornare, a causa della profezia. Il ragazzo sarà la sua rovina, ma è anche suo nipote e, ora che Baelfire non c'è più, è deciso a salvarlo. Ma Belle non rinuncia a sperare: spesso il futuro prende forme diverse da quelle che immaginiamo. (Me lo auguro: tutte le sfighe di Rumplestiltskin hanno avuto origine da un'interpretazione letterale di quanto la veggente gli aveva detto, in fondo.)

Sapete cosa mi è piaciuto più di tutto?
  • Il dream-team. Lo so, è puerile, ma non posso proprio resistere alla fascinazione di questi individui straordinari che lavorano insieme, mettendo a disposizione ciascuno le proprie capacità e la propria competenza, per raggiungere uno scopo comune. Regina e Gold sono una forza presi singolarmente, non voglio immaginare cosa possono fare se collaborano. E anche Hook non è uno zuccherino. Stile I sette samurai. Solo, magici. 
  • Peter Pan. Non lo si vede mai, in compenso viene nominato spesso. E non in senso positivo. Nella parte di flashback i suoi Perduti (non si possono chiamare "bambini perduti" perché in effetti sono dei ragazzi) sono un'oscura tribù (a me hanno ricordato Il Signore delle Mosche). E la minaccia che il capo dei Perduti fa a Hook ("Do you know what he does to people who lie to him?" "No. But I gather it hurts." "It does. He rips your shadow right from your body. R-r-r-r-rip!") è tutt'altro che rassicurante. A quanto pare, il nostro Peter è un osso ben duro da rodere, se perfino Rumplestiltskin ne è spaventato ("Someone we all should fear"). Mi domando: sarà Peter Pan? O, magari, il dio Pan? Ah, se questo non bastasse, è alla ricerca di un ragazzo. Non uno qualsiasi, no. Uno ben preciso. E indovinate un po' chi è...
Insomma, nella prossima stagione carne al fuoco ce ne sarà tanta. Peccato dover aspettare l'autunno per togliersi la curiosità...

domenica 12 maggio 2013

L'angolo della monomania: Doctor Who 7x12 - Nightmare in Silver

Aspettavo questo episodio con ansia particolare perché è scritto da uno dei miei autori preferiti: Neil Gaiman.
La preview era succosa assai: un lunapark spaziale abbandonato. Adoro i lunapark, specie quando sono chiusi. Se poi sono abbandonati, meglio ancora.
Insomma, questo era un centro prima ancora di tirare.
L'episodio comincia poco dopo la fine del precedente, con il Dottore, Clara e i bambini che sbarcano a Hedgewick's World.
A detta del doc, è il migliore (e più grande) lunapark spaziale. Hanno pure un biglietto d'oro: entrata e gelato gratis! Il Dottore è entusiasta, gli altri molto meno. L'acidissima Angie - non la sopporto, 'sta ragazzina, è una croce - si permette pure di chiamare il TARDIS "stupid box". A regazzi', ma chi te credi de esse'?
Ma le cose, quando c'è di mezzo il Dottore, tendono a complicarsi in fretta: prima spunta fuori uno strano personaggio, che li scambia per la Dave's Discount Interstellar Removals, il suo passaggio (in ritardo di sei mesi) per lasciare il pianeta. Poi arriva un plotone di guardie imperiali. Il tizio se la squaglia, i soldati puntano loro addosso le armi, dicono che il pianeta è chiuso per ordine imperiale e chiedono di identificarsi.
Il Dottore tira fuori qualcosa che non si vedeva da un pezzo: la carta psichica e passa per un Proconsole. Breve fangherleggiamento da parte mia e andiamo avanti.
Dopo aver rispettosamente salutato, i soldati si allontanano ed ecco lo strano ometto di prima, che si riaffaccia: si presenta come Webley, l'impresario Webley. (E se vi è sembrato di averla già vista, quella faccia, beh... è stato Herrick in Being Human.)
Webley spiega loro che Hedgewick's World è chiuso e ormai in disarmo a causa di alcune sparizioni misteriose e li invita a vedere la sua "collezione". Non si dovrebbe andare dietro a chi fa certi inviti, ma tant'è: in una stanza che è un incrocio fra un salotto ottocentesco e un museo ci sono statue di cera di alieni ed è a questo punto che Webley domanda se c'è qualcuno che sa giocare a scacchi. Il Dottore alza la mano, ma è ovvio che l'invito sia rivolto ad Artie.
Ora, avete presente l'automa scacchista, il turco? No? Intendo questo qui.
Ecco, a voi la versione di Neil Gaiman.
Fico e terrificante nello stesso tempo, vero?
In realtà, dopo un primo attimo di panico, il Dottore ci mette molto poco a scoprire il trucco. Proprio come il Turco originale, anche questo cyberscacchista è mosso in realtà da mano umana. Quella di Porridge (al secolo Warwick Davis). Oltre allo scacchista, Webley ha altri due cybermen - questi sono completi - in mostra. (Sì, sono i cybermen che abbiamo già visto in azione nelle altre serie "nuove"). Il dottore, però, ha notato qualcos'altro: degli strani insettini, perciò quand'è il momento di riportare i ragazzini a casa lui dice che no, meglio di no.Ci sono questi strani insetti e deve proprio vederci chiaro. Così, messi i ragazzini a riposare nella stanza di Webley, il Doc, Clara e Porridge se ne vanno per ficcare il naso. E, come prevedibile, quella piattola di Angie, molla il fratellino da solo e, nonostante le sia stato detto di non andarsene in giro, lei non trova di meglio che andare al campo dei soldati.
E qui le cose precipitano: gli insettini prendono prima possesso dello scacchista, poi di Webley, poi i due cybermen completi e infine riescono a rapire Artie e Angie. Così, il Dottore mette Clara a capo dei soldati - proibendo di far saltare il pianeta per distruggere i cybermen con esso - e si mette in cerca dei due ragazzini.
Come prima cosa, scopre la verità sugli insettini: sono tutt'altro che naturali. Sono cybermites, una versione miniaturizzata del cybermat, quell'affarino che era tanto kawaii... almeno finché non apriva la boccuccia. Quando arriva al tavolo dello scacchista e questo non c'è più, capisce che si deve essere teletrasportato in qualche modo e, utilizzando un cybermit, che ha catturato e disattivato, riesce a seguirlo e lì trova Webley e i ragazzini ormai upgradati. E viene a sapere un po' di cose alquanto allarmanti. Tipo che durante l'ultima guerra i cybermen hanno costruito la Valkirie, una sorta di fabbrica per le riparazioni più gravi. Tipo che la ragione dietro le sparizioni da Hedgewick's World è la ricerca di parti di ricambio. E non solo: i cybermen avevano bisogno del cervello di un bambino per un nuovo cyber-Planner e lui gliene ha portati ben due. Ma c'è di peggio: i cybermites hanno scansionato il suo cervello e, visto quello, non hanno certo bisogno dei bambini. Il Dottore risponde che lui non è umano e che i cybermen sono compatibili solo con gli umani, ma... la tecnologia è andata avanti mentre lui era impegnato altrove e adesso niente impedisce l'upgrade.
E qui inizia una vera e propria battaglia fra il Dottore e Mr.Clever, come sceglie di chiamarsi il cyber-Planner che gli si è installato dentro: il Dottore potrebbe rigenerarsi e bruciare così Mr.Clever e tutte le sue connessioni, ma non vuole farlo. Inoltre, i due controllano una percentuale identica di cervello che, però, è inferiore al cinquanta per cento. C'è una piccola area che non appartiene a nessuno e che sarà il premio in una partita a scacchi. Se vince Mr.Clever, il cervello del Dottore sarà suo, al servizio della Cyberiad, per generare nuovi cybermen. Se vince il Dottore, Mr.Clever uscirà dalla sua testa, lascerà andare i bambini e nessuno morirà.
Queste sono le premesse di un episodio ricco di suspance e colpi di scena, del quale non voglio dire di più, mi sa che ho già spoilerato troppo.
Quindi aggiungerò solo due cose.
Primo: Gaiman è un grande.
Secondo: non vedo l'ora di vedere il prossimo, che è il season finale. Anche se no, non voglio saperlo, il nome del Dottore.
(In realtà, domande ne ho tantissime...
Per esempio, la tipa che si vede con Clara alla fine di The Snowmen è la mamma dei due ragazzini? Qual è il motivo - quello vero - per il quale si sente in dovere di aiutare la famiglia? Non è che ha, magari, causato la morte della mamma in qualche modo?)

sabato 11 maggio 2013

I miti della Parietaria 1: Piccole Donne - Louisa May Alcott.

Ho deciso di affliggervi con un'altra sottospecie di rubrica. La posiziono al sabato mattina, così perché mi va, e parlerà di libri: di quelli che mi sono piaciuti di più, quelli che per me hanno un valore particolare, che mi hanno segnata per qualche motivo.
Non potevo cominciare che da questo.

Ho detto spesso che il mio primo libro è stato Le porte dell'Oceano, Arthur C.Clarke. Ma quello che mi ha davvero segnata, ed ero proprio piccola, è stato questo. Penso che nessuna ragazza che ami leggere e scrivere non abbia desiderato, a un certo punto, di essere Jo March. Credo che pochi personaggi abbiano segnato - e segnino ancora, o almeno lo spero, - le lettrici come lei.
L'avevo relegato nei "libri per ragazzi", finché non mi è venuta voglia di procurarmi le versioni integrali di questo come di altri libri che sono stati importanti (e che, rassegnatevi, vi propinerò uno alla volta). L'ho riletto e, con assoluta sorpresa, ho scoperto che l'impressione che suscita è ancora forte.
Non è un libro per bambine, non appare stupido, o scontato, agli occhi di un'adulta, rimane tutt'oggi divertente e godibile, fresco e con personaggi non stereotipati, di sorprendente modernità, specie per il linguaggio rapportato all'epoca di pubblicazione.
Jo sovrasta tutti e rimane inarrivabile. Dopo centocinquant'anni o quasi, rimane intatto quel suo essere sbrigliata come un puledro, la sua aspirazione a fare il maschiaccio di casa e, soprattutto, il suo amore per la scrittura. Leggendo il romanzo, qualunque scribacchino si può riconoscere nelle fasi che attraversa durante la stesura, segnalate dal cappello con il ponpon rosso.
Perciò, ecco qua il primo mito della Parietaria: Piccole Donne, Louisa May Alcott (1868-1869).



Il paese del buon selvaggio.

Lo so che cosa è successo con Game of Thrones: è rimbalzato per la rete in ogni salsa e in ogni lingua, ma non volevo parlarne.
Perché?
Vedete, there is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about. Volevo evitare di dare anche un minimo contributo in termini di risonanza alle persone che trovano questa serie pornografica, oscena, offensiva e quant'altro.
Però è un boccone duro da mandar giù, non solo come appassionata di fantasy e di fantastico più in generale, ma come persona.
Di GoT ho visto solo la prima stagione (in inglese, fra l'altro, perché ho qualche problemuccio con i doppiaggi che spesso fanno pietà). Mi è piaciuta e recupererò il resto. Sì, c'è del sesso, e allora?
Esiste una cosa che si chiama telecomando. Il vero strumento di democrazia universale: ti fa schifo il programma? Cambi, guardi altro e non rompi i maroni.
Sono stufa, ma proprio stufa, dell'andazzo in questo paese: che voi prendiate ad esempio libri o televisione, il punto è sempre lo stesso. Ci forniscono roba semplice, accuratamente depurata: non sia mai che si turbino i nostri poveri cervelli o quelli dei nostri poveri bambini. Non potrebbero reggere al colpo, si sa.
Perché lo spettatore - o il lettore - è un buon selvaggio, bravo, eh, per carità, un pezzo di pane, ma è scemo, non lo sa mica cosa è bene per lui. 
Ci vuole qualcuno che lo guidi, lo protegga e lo tenga al riparo dalle brutture, altrimenti non si sa cosa potrebbe combinare.
E allora, vai di fiction finte, anime censurati e libri in cui le storie d'amore sono rigorosamente etero (altrimenti, ai personaggi originali viene cambiato sesso perché le storie gay guarda no, proprio no), o di serie interrotte sempre perché guarda no, le storie gay proprio no.
Non ci credete? Cercate i volumi successivi di quella che da noi è stata pubblicata come Trilogia di Alec di Kerry. Quando i due protagonisti - maschi - si sono innamorati, ciao, hanno smesso di tradurla. Infatti, siamo arrivati a una pentalogia (e con un sesto libro che dovrebbe aggiungersi a breve), ma, se la vuoi leggere, te la prendi in inglese.
O vogliamo ricordare che hanno censurato una scena di sesso nello Stardust di Neil Gaiman?
Perciò, emigrazione mentale, ancora una volta: leggere o guardare in lingua originale. Perché all'estero non si perdono dietro a queste stupidaggini.
Di pappette riscaldate, serie tv tagliuzzate, anime rimontati tanto da non essere più nemmeno somiglianti all'originale non ne voglio sapere: se questo è ciò che il mio paese mi offre, vado altrove. Non ho bisogno di un'entità superiore neanche ben specificata che si prenda la briga di decidere cosa è adatto, o meno, per me, usando come parametro la morale cattolica che, scusate, non è la mia.
Cosa guardare o non guardare lo decido da me. Con la mia testa.
Qual è il problema, quello vero? Che se in tv passano cose come GoT non potete abbandonarci i bambini davanti mentre siete impegnati a fare altro? Che se, facendo zapping, al bambino capita sotto gli occhi una scena di sesso non siete in grado di spiegargli di cosa si tratta perché le istruzioni per l'uso non sono nella Bibbia? O che non gli potete piazzare una tv in cameretta come regalo per il terzo compleanno (giuro, mi è capitato di vedere anche questa), in modo che stia zitto e fuori dalle scatole?
Tenetevi i Cesaroni e il medico in famiglia. Io guarderò GoT. In inglese. Versione integrale. E, come segnala la Socia Ais, Vicious.