giovedì 22 settembre 2016

Oggi è il Fertility Day e non c'è un cazzo (letteralmente) da festeggiare.

Ai miei tempi, ti diceva culo se, quando ti venivano le mestruazioni la prima volta, era già successo a una tua amica, almeno avevi un'idea di quel che stava succedendo e non pensavi di morire dissanguata alla vista di quelle macchie nelle mutande.
Ai miei tempi, ti diceva SOMMO culo, se tua mamma ti aveva avvisato prima di quel che poteva succederti.
Ai miei tempi, ti diceva  FANTASCIENTIFICO culo se mamma ti informava che no, non era dalla pancia che veniva fuori tutta quella roba, ma dall'utero (e tu non sapevi neanche di avercelo, un utero, figuriamoci tutto il resto).
Ai miei tempi ti diceva APOCALITTICO culo se mamma si prendeva la pena di spiegarti che c'era uno stretto legame fra mestruazioni (o meglio, 'le tue cose') e il fare bambini.

[Dopo (che ti fosse venuto il coccolone o meno, che avessi pensato di morire dissanguata o meno), mamma ti spiegava che sarebbe successo una volta al mese e te le dovevi tenere tutta la vita e benvenuta nel mondo dei grandi.]

E non c'è neanche da fargliene una colpa, a queste mamme, perché magari certe cose non le sapevano nemmeno loro. Perché, che accidenti ne potevano sapere le loro mamme - che avevano forse la terza elementare, avevano passato una guerra e vissuto in un'epoca storica nella quale c'erano cose più serie cui pensare tipo mettere insieme pranzo e cena?
Onestamente?
Non credo che oggi le cose siano cambiate poi tanto, ma questa è una sensazione mia, non basata su dati oggettivi e prendetela per quel che vale. 
Con la differenza che noi non abbiamo la terza elementare a stento. Non abbiamo vissuto una guerra. E abbiamo accesso non solo a un'istruzione, ma anche a una massa di dati e informazioni così grande che a stento riusciamo a concepirla.
Non è che sto qui a tediarvi con le mie reminiscenze di quarantenne così tanto per.
È che oggi è il famigerato Fertility Day.
Sorvolerò sulle pernacchie che il Ministero (nella persona della sua titolare) si è presa dall'universo mondo, virtuale e non, italiano ed estero, giudicate da soli se se le sia meritate o no.
Il fatto è che quello della fertilità, o meglio, dello spettro della crescita zero che si avvicina sempre più, è un grosso problema.
Facciamo pochi figli, li facciamo tardi, siamo disinformati su tutto quello che concerne la fertilità (e, secondo me, la sfera sessuale in genere) e l'Italia diventa sempre più un paese di vecchi.
MA.
Ma non è così che si approccia la questione.
Prima di tutto, ci si deve rendere conto che il problema 'fertilità' necessita di un approccio multidisciplinare: non solo sanitario, ma anche sociologico ed educativo - tanto per dirne un paio.
Perché c'è un'enorme confusione anche solo su una cosa apparentemente semplice come il ciclo mestruale: sì, in media 28 giorni, ma come si contano? Quali sono quelli fertili? Quali sono le varie fasi?
E il machismo italiano - parliamo dell'altra metà del cielo per una volta  - non aiuta. Una volta, per esempio, ci pensava la visita militare a diagnosticare il varicocele, una patologia che, se trascurata, può portare all'infertilità. Adesso... adesso mentre le ragazze - quelle più informate, quelle con una mamma consapevole - vanno dalla ginecologa, i ragazzi non vedono un andrologo a meno che non ci siano problemi gravi. Le ragazze si fanno controllare, ma per quanto riguarda i ragazzi si dà per scontato che tutto funzioni bene e no, non sempre è così.
Parliamo di educazione. Di educazione sessuale
Che andrebbe fatta nelle scuole, perché l'età cui ci si approccia al sesso è sempre più precoce e questi ragazzini sono del tutto inconsapevoli dei rischi che corrono e non sto parlando di gravidanze indesiderate, ma di malattie sessualmente trasmissibili.
Anche a me hanno detto e ripetuto che 'si deve aspettare a farlo con la persona giusta' e ' non ci si deve buttare via', ma (possiamo essere d'accordo o meno), non è una buona scusa per lasciare che i nostri figli si avventurino in questo territorio inesplorato privi delle minime nozioni e della minima consapevolezza.
Non si può nascondere la testa sotto la sabbia a questo modo, c'è la loro salute, in ballo.
Eppure, no, non riusciamo ad avere l'educazione sessuale nelle scuole perché i cattogenitori ogni volta si ribellano... come se i loro figli non ci finissero, nei casini.
E poi - la faccio breve - è un problema sociale.
Di emergenza sociale.
I figli costano, costano tanto. Fa male dirlo, ma i figli sono un lusso.
Mancano le tutele, le strutture, le politiche di supporto alla famiglia. Manca la sicurezza, del presente e del futuro.
Infine, è anche un problema sanitario e permettetemi una parentesi: che ci vogliamo aspettare da un paese che consente agli obiettori di coscienza di fare i ginecologi?
Io, l'ho già detto, ho esperienza di infertilità e so cosa vuol dire iniziare un percorso di procreazione medicalmente assistita in Italia. È pesante, psicologicamente pesante.
Senza entrare nel merito della legge che la regolamenta - abominevole - dirò soltanto una cosa: ci sono tempi d'attesa biblici. Mesi e mesi in lista.
Ti capita di chiamare per prenotare la visita per la redazione del piano terapeutico di stimolazione ormonale e sentirti dire 'non ci sono posti liberi, deve provare a richiamare fra un po' di tempo, vediamo se si sono riaperte le liste'. Intanto il tuo orologio biologico ticchetta sempre più forte e tu sei lì, al palo, costretta ad aspettare le lungaggini di un sistema sanitario che - evidentemente - non funziona.
Se hai i soldi, scappi all'estero.
Se non ce li hai, continui ad aspettare e, nel frattempo, ti disperi e invidi ogni pancione, ogni carrozzina, ogni passeggino.
E poi un giorno arriva il Ministero della Salute italiano (gestito da una che ha fatto due gemelli a 44 anni e che, si suppone, certe cose le capisca) e ti schiaffa in faccia una cartolina con una tipa che si tiene la manina sulla panza, ti mostra una clessidra e accanto ha una scritta a caratteri cubitali :"La bellezza non ha età, la fertilità sì".
(Sorvoliamo sulle altre, quella del figlio unico è agghiacciante.)
Non ci vogliamo sentire neanche un po' presi per il culo?
In conclusione, oggi è il Fertility Day.
Ma siccome io ho quarant'anni, mi ha già detto culo - ma tanto tanto culo - di farne uno, di figlio, e di un altro, ammesso che venisse, non se ne parla perché non ce lo possiamo permettere, fingerò di non saperlo. 
E domani, come ogni venerdì, mi ricorderò di sostituire il cerotto anticoncezionale.

venerdì 9 settembre 2016

Decluttering & Ikea hacking

Avete presente quando arrivate a sentirvi soffocare perché intorno a voi c'è semplicemente troppa roba?
Quando vi rendete conto che un determinato oggetto gira per casa vostra da tempo immemorabile perché "potrebbe tornare utile", ma, di fatto, non lo è mai stato?
Quando non c'è mai niente in ordine non perché manca lo spazio, ma perché - e lo sapete perfettamente in partenza - è organizzato in modo pessimo?
Ecco, se vi succede questo, avete bisogno di un buon decluttering.
Che è esattamente quel che sta succedendo a me, sia in ufficio che a casa.
Perciò mi sono lanciata in un progetto in grande stile (e lungo termine).
Primo: il decluttering, altrimenti detto 'buttare roba'.
Sto facendo una cernita di quel che ho, una cernita impietosa: se in 10 anni non mi è mai servito, ci sono ottime probabilità che continui ad essere così, perciò via. Libri, giornali, vestiti, oggetti, scarpe. Nulla si salva.
Gente, liberarvi del superfluo è un sollievo, lo sapete? Vi fa sentire più leggeri, si respira meglio.
Ho iniziato a farlo a casa, adesso lo sto facendo in ufficio. Per ragioni facilmente comprensibili, finire il decluttering di casa mi prenderà moooolto più tempo.
Secondo: l'analisi.
È un passo fondamentale per portare a buon fine il restyling e non bisogna avere fretta di completarlo per passare alla fase successiva.
Ho preso il mio Fire, a proposito, è meraviglioso, ho aperto Jotterpad (ottima applicazione, by the way) e creato un file per ciascuna stanza di casa - e per l'ufficio.
E mi sono posta quelle che chiamo "le tre domande fondamentali".

1. per quali attività utilizzi la stanza?
2. quali sono le cose che non vanno, che non funzionano?
3. che cosa ti serve e come puoi correggere quello che non va?

Ho anche inserito un capitoletto che ho chiamato "Raw ideas", cioè spunti la cui fattibilità va verificata.
Sono file in continuo aggiornamento. Ad esempio, stamattina mi è venuto in mente una cosa molto semplice: ogni volta che si tratta di andare a fare la spesa, perdiamo tempo prezioso a fare il giro di tutta casa per 'vedere cosa manca' (e puntualmente ci dimentichiamo qualcosa). Ma se trasformassi il frigo in una lavagna magnetica, in modo da scrivere immediatamente lì sopra quando qualcosa finisce, non sarebbe meglio?
Oppure: in casa il bagno è lungo e stretto. Molto stretto. Mancano gli spazi, quindi non possiamo tenerci, che so, il ricambio della carta igienica o gli asciugamani puliti. L'unico punto in cui inserire eventualmente un mobiletto è nella parte in fondo... ma non deve essere più largo di 28 centimetri. Sto pensando a un hacking... ma questo ve lo spiego dopo.

Terzo: la progettazione preliminare.

Progettare degli spazi, ho scoperto, non è semplicemente inserire dentro i mobili tenendo conto di come è fatta la stanza, ma qualcosa di infinitamente più complesso che coinvolge le necessità pratiche - ovviamente -, le necessità psicologiche (di cosa hai bisogno? di uno spazio che ti faccia sentire efficiente, di uno spazio che ti serva da rifugio?) e anche di quelle 'di rappresentanza' (ad esempio, che idea si fa, di te, chi entra nel tuo ufficio e vede come è arredato? o in casa tua?).
Ovviamente, la parte progettuale è quella più entusiasmante, ma è anche quella da approcciare con maggior cautela, come ho detto, è fondamentale prendersi il tempo per analizzare bene l'utilizzo dello spazio in relazione alle attività, per distinguere gli elementi che funzionano da quelli che proprio non vanno.
E poi ci vuole "visione".
Per esempio, mettiamo che ci sia una concezione o uno stile particolare che vi piace.
Nel mio caso, io sono da sempre affascinata dal Giappone e dal minimalismo delle case tradizionali. Dall'uso che fanno degli spazi vuoti, dall'idea di linee pulite. Dalla semplicità che diventa eleganza.
Per quanto riguarda i materiali, mi piacciono quelli naturali, legno e fibre, e i colori chiari.
Perciò, per il mio ufficio, credo che mi ispirerò a questa concezione.
Il mio ufficio ha tre pareti bianco candido e una - quella alle mie spalle - lilla chiarissimo.
Il pavimento è un finto parquet  in laminato. Non è una bellezza strepitosa, ma non ti trasmette il freddo della piastrella (e la graniglia anni 60 io la odio).
La progettazione preliminare deve comprendere  - per forza - anche una serie di schizzi e di prove. Nella fase più avanzata, userò il CAD in 3D e farò un po' di rendering. Visto che ho gli strumenti, non vedo perché non utilizzarli. (Ci sono delle app carine, comunque, che ti permettono di creare la stanza e arredarla).
E qui veniamo a uno dei punti nevralgici.
L'hacking.
L'hacking dei mobili.
Allora, diciamo che possiamo vederla da due punti di vista.
Il primo: non avete molti soldi da spendere ma volete qualcosa di carino. Che fate? Ovvio, andate sul sito Ikea... e non trovate quello che vi serve. Quasi, ma non proprio al 100% quello che vi serve. Per esempio, sulla parte dei mobili da ufficio e studio non è che ci sia tutta questa varietà e, diciamocelo, le scrivanie sono proprio brutte.
MA.
Ma chi l'ha detto che uno la scrivania non se la possa progettare e costruire usando mobili che, in realtà, sarebbero... per altre stanze?
Chi l'ha detto che sono obbligata a prendere una cassettiera per ufficio quando le dimensioni più adatte alle mie esigenze sono quelle di una cassettiera di cucina?
Signore e signori, ecco a voi l'Ikea hacking.
cioé come prendere tre di questi con i loro accessori in dotazione (cassettiere)
La foto viene da qui
un piano da cucina, un foglio di MDF, quattro piedini per mobili da cucina e realizzare questo.
 
La foto viene da qui
Meraviglioso, vero?
Una volta capito che non c'è praticamente limite alle modifiche che puoi fare - i mobili Ikea sono relativamente poco costosi e spesso molto semplici, quindi modificarli è facile - puoi creare ciò che ti serve, delle dimensioni più adatte alle tue necessità.
Come la vuoi la scrivania? Vuoi il ripiano di legno massiccio ma andare a comprarla costa troppo? Usa un ripiano per tavoli componibili Ikea oppure, se non hai bisogno di larghezze eccessive, un piano da lavoro per la cucina.
I Kallax - quello scaffaletto lì sopra - si prestano bene anche a fungere da appoggio per la scrivania. La serie comprende diversi elementi e quelli a colonna - uno con una fila singola e uno con due file di riquadri - possono essere disposti sia in verticale che in orizzontale. Non ti servono i riquadri tutti uguali, ma sfrutteresti meglio lo spazio in altro modo?
Voilà.
 
L'immagine viene da qui  
Non vi piace la selezione di colore che propone Ikea? Non ci sono problemi! I mobili in legno, una volta carteggiati e trattati con il primer possono essere colorati facilmente o trattati con il mordente, mentre quelli laccati o impiallacciati possono essere modificati con l'uso di carte adesive colorate, tipo Panyl.
 
L'immagine viene da qui
 
 
Soprattutto bisogna rendersi conto che un mobile progettato per un certo uso - che ne so, una scarpiera - non possa diventare anche altro.
Quello che conta sono le dimensioni e il modo in cui puoi sfruttare lo spazio interno per le tue esigenze.
Ah, e non vi dico che idee per le camerette dei bimbi...
Insomma, fioccano le idee, l'entusiasmo è a mille, ma anche la voglia di portare a termine il progetto nel modo migliore: senza fretta.
Con l'ambizione di creare qualcosa di perfettamente adatto a me e unico al mondo.

martedì 6 settembre 2016

Je suis Charlie... o anche no.

Quando la sede di Charlie Hebdo è stata colpita da attacco terroristico, su Fb è stato un florilegio di messaggi di indignazione, bandiere francesi usate come avatar e "Je suis Charlie" da tutte le parti.
Io mi sono rifiutata.
Non perché non reputassi orrendo e vile quel che è successo, ma perché ritengo che lavarsi la coscienza sui social all'irrisorio prezzo di qualche condivisione sia uno sputo in faccia a chi la tragedia l'ha vissuta sulla propria pelle. 
(Come, ad esempio, quell'immonda stronzata delle foto in bianco e nero per combattere il cancro.
Se vi mettete a posto la coscienza e pensate di aver fatto il massimo possibile condividendo una foto b/n con scritto 'sfida accettata', beh... il minimo che vi si possa dire è che siete dei pecoroni superficiali.)
Comunque, pochi giorni fa è comparsa in rete questa vignetta.
L'effetto è stato devastante, i leoni da tastiera si sono svegliati ruggendo e hanno tuonato contro i "francesi bastardi mangiarane", hanno augurato loro mille morti, una più atroce dell'altra. Improvvisamente, i "Je suis Charlie" si sono trasformati in "hanno fatto bene ad ammazzarvi come cani".
L'odio da tastiera è un altro fenomeno che mi spaventa molto, ma di quello parlerò un'altra volta. Scopo di questo post è tutt'altro.
Purtroppo questa vignetta - che è disturbante, provocatoria e cinica - ha scatenato gli analfabeti funzionali (che spesso coincidono con i leoni da tastiera, avete notato?).
E siccome l'indignazione è merce da poco, ne abbiamo lette di ogni.
Io, che di mestiere faccio il geologo, prima di dirvi cosa ne penso e come ho letto la vignetta, vi metto qui un po' di dati scientifici.
Ripeto: DATI. Vi faccio lo spelling: d-a-t-i.
Non ci vuole tanto, basta usare internet nel modo giusto (che, fra l'altro, non è condividere foto contro il cancro, gattini carini mentre si augura l'annegamento agli immigrati sui barconi, oppure teorie antivacciniste).
L'evento sismico del 24/08 ha avuto una magnitudo 6.0 e l'ipocentro è situato a una profondità stimata di 8 chilometri. La zona è in piena catena appenninica, che è una catena montuosa attiva e quindi sismicamente si tratta di una zona a rischio.
Morti (fino ad adesso): 293.
Sfollati: circa 2500.
Il 90% del patrimonio edilizio si è sbriciolato. Edifici pubblici quali municipi, ospedali, caserme (che per la legge sono ritenuti strategici) sono inagibili.
Adesso facciamo una ricerchina, una veloce. 
Vi faccio il Mucciaccia della situazione.
Andiamo sul sito INGV - se siete un minimo interessati alla cosa sapete benissimo come raggiungerlo - e accediamo alla lista dei terremoti. 
Fatto? Benissimo, bravi, sette più.
 Ora la difficoltà aumenta, gli analfabeti funzionali iniziano a sudare: si tratta di effettuare, ohimeme, una ricerca personalizzata.
Impostiamo una finestra temporale di un paio di anni, diciamo dal gennaio 2014 ad oggi. Cerchiamo terremoti con intensità da 6.0 a 6.2, facciamo contenti quei dementi che "l'INGV ha sottostimato la magnitudo così lo stato non paga". Per quanto riguarda la profondità dell'ipocentro, mettiamolo da 5 a 10 chilometri.
Fatto? Ma dai, mi state meravigliando.
Adesso premete il tastino 'Cerca' e... voilà, una bella listina.
Ve la riporto, per comodità, in una tabella (ho tolto l'orario, lasciando soltanto la data).
Time
Latitude
Longitude
Depth/Km
Author
MagType
Magnitude
Event LocationName
2014-02-03
38.29
20.31
10.0
AGENDA-
INGV
Mw
6.1
Greece
2014-04-18
-11.13
164.83
10.0
SURVEY-
INGV-
CSEM
mb
6.1
Santa Cruz 
Islands region
2014-05-05
19.703
99.683
7.4
SURVEY-
INGV-
USGS
Mw
6.0
Thailand
2014-07-25
58.41
-137.15
10.0
SURVEY-I
NGV-
GEOFON
Mw
6.0
Southeastern Alaska, 
United States
2014-08-03
27.245
103.427
10.0
SURVEY-
INGV-
USGS
Mw
6.1
Yunnan, China
2014-08-06
-7.31
128.1
10.0
SURVEY-
INGV-
CSEM
Mw
6.2
Timor 
Sea
2014-08-18
32.739
47.67
10.0
SURVEY-
INGV-
USGS
M
6.2
Iran-Iraq 
border 
region
2014-08-18
32.653
47.753
10.0
SURVEY-
INGV-
USGS
M
6.0
Iran-Iraq 
border
 region
2014-08-24
38.2
-122.2
10.0
SURVEY-
INGV
Mw
6.0
Near coast of
 northern 
California,
United States
2014-09-04
-21.368
-173.19
10.2
SURVEY-
INGV
Mw
6.2
Tonga Islands 
region
2014-09-06
-26.625
-114.456
10.0
SURVEY-
INGV-
USGS
mb
6.1
Southern
 East 
Pacific Rise
2014-09-25
-9.49
156.38
10.0
SURVEY-
INGV
Mwp
6.0
South of
 Solomon
 Islands
2014-10-07
23.39
100.51
10.0
SURVEY-
INGV
Mwp
6.0
Yunnan, China
2014-10-08
23.917
-108.377
9.8
SURVEY-
INGV
Mwp
6.1
Baja 
California, 
Mexico
2014-11-10
-22.78
171.44
10.0
SURVEY-
INGV-
USGS
Mw
6.1
Southeast of 
Loyalty 
Islands
2014-11-13
-15.307
173.167
10.2
SURVEY-
INGV
Mwpd
6.1
Fiji Islands
 region
2015-01-07
5.89
-82.82
10.0
SURVEY-
INGV-
GEOFON
M
6.0
South of 
Panama
 [Sea]
2015-01-30
-21.27
170.27
10.0
SURVEY-
INGV
Mwp
6.1
Southeast of 
Loyalty 
Islands 
[Sea: Vanuatu]
2015-05-05
-5.36484
151.727
10.2
SURVEY-
INGV-
A
mb
6.0
New Britain, 
Papua
 New Guinea, 
region 
[Land: 
Papua New Guinea]
2015-06-10
39.665
143.591
10.0
SURVEY-
INGV-
A
Mwp
6.0
Off east coast 
of Honshu, 
Japan [Sea]
2015-06-11
39.6334
143.376
10.0
SURVEY-
INGV-
A
Mwp
6.0
Off east coast of Honshu, 
Japan [Sea]
2015-07-29
8.21602
-77.2418
9.8
SURVEY-
INGV-A
Mwp
6.0
Panama-
Colombia 
border region
 [Land: Colombia]
2015-09-08
-33.0398
-178.216
10.2
SURVEY-
INGV-A
Mwp
6.1
South of 
Kermadec
 Islands 
[Sea: 
New Zealand]
2015-09-16
-31.59
-71.91
10.0
SURVEY-
INGV-USGS
mb
6.2
Near coast 
of central
 Chile 
[Sea: 
Chile 
(Peruvian 
point of view)]
2015-09-19
-29.5523
-71.9185
10.2
SURVEY-
INGV-A
Mwp
6.1
Near coast of 
central Chile
[Sea: 
Chile 
(Peruvian 
point of view)]
2015-10-18
-16.1367
-173.108
10.2
SURVEY-
INGV-A
Mwp
6.2
Tonga Islands [Sea]
2015-12-19
-18.3164
169.323
10.2
SURVEY-
INGV-A
Mwp
6.1
Vanuatu Islands [Sea]
2016-02-14
-43.4742
173.096
10.2
SURVEY-
INGV-A
Mwp
6.0
Off east coast of 
South Island, 
New Zealand [Sea]
2016-02-22
-30.4383
-71.7747
10.2
SURVEY-
INGV-A
Mwp
6.1
Near coast of 
central Chile 
[Sea: 
Chile 
(Peruvian 
point of view)]
2016-04-01
-3.55078
144.738
10.2
SURVEY-
INGV-A
Mwp
6.1
Near north 
coast of 
New Guinea, 
Papua 
New Guinea [Sea]
2016-04-05
4.14141
126.077
10.2
SURVEY-
INGV-A
Mwp
6.1
Talaud Islands,
Indonesia [Sea]
2016-04-14
32.69
130.735
10.0
SURVEY-
INGV-A
Mwp
6.1
Kyushu, Japan
2016-04-30
-16.4883
167.205
10.2
SURVEY-
INGV-A
Mwp
6.1
Vanuatu Islands 
[Sea: Vanuatu]
2016-05-20
-25.5199
129.826
9.8
SURVEY-
INGV-A
Mwp
6.0
Northern Territory, 
Australia 
[Land: Australia]
2016-06-09
-11.3309
116.195
9.8
SURVEY-
INGV-A
Mwp
6.1
South of 
Sumbawa, 
Indonesia 
[Sea: Indonesia]
2016-08-20
40.3787
143.674
10.0
SURVEY-
INGV-A
Mwp
6.2
Off east coast of 
Honshu, 
Japan [Sea: Japan]
2016-08-24
42.6983
13.2335
8.1
BULLETIN-
INGV
Mw
6.0
Rieti
 
L'avete letta tutta? Ci siete riusciti? Ma bravi.
Lasciamo per un momento da parte la questione del tipo di magnitudo e concentriamoci sul "dove". Ora vi complico le cose.
Prendiamo il terremoto in Grecia, quello del 3 febbraio 2014. Magnitudo 6.1, profondità 10 chilometri... e cerchiamo un po' in rete.
Troviamo intanto che c'era stata una scossa precedente (il 26/01) di intensità Richter 6.3, che l'epicentro è a Cefalonia - vicino alla capitale Argostoli. Cercando in rete - sia in italiano che in inglese, cosa si apprende? Che sì, ci sono stati parecchi danni ad edifici, strade e infrastrutture. Che si sono avute anche frane sismogenerate e fenomeni di liquefazione.
E che ci sono stati 16 feriti lievi, più che altro a causa della caduta di oggetti. Cefalonia è una piccola isola, con una popolazione, all'ultimo censimento, di circa 36.000 persone, un terzo delle quali vive nella capitale, Argostoli.
Vi faccio notare: 16 feriti, nessun morto.

Non vi basta? Allora ripetiamo il giochino: lasciamo perdere il secondo, per un momento, guardiamo il terzo. Thailandia, 5 maggio 2014.
Le immagini, me lo ricordo bene, erano devastanti. Templi e case sbriciolati. Il terremoto ha interessato un'area densamente popolata: il distretto di Mae Lao conta circa 30.000 persone e la città di Chiang Rai, che si trova a 27 chilometri dall'epicentro conta quasi 200.000 abitanti.
Volete sapere quanti morti? Uno. Molti feriti, ma una sola vittima.

Prendiamo un terzo terremoto, Cina, provincia dello Yunnan, agosto 2014. Quella di Yunnan è una provincia montagnosa e poverissima, che fa parte di una zona ad alto rischio sismico, colpita da diversi terremoti devastanti. Questo, in particolare ha causato più di 600 morti, un centinaio di dispersi e decine di migliaia di sfollati (alcune fonti dicono 30.000, altre 50.000). Pensate che sia peggio di quello che è successo a Rieti? E allora vi metto un po' di cose in prospettiva: la provincia di Yunnan inta conta quasi 46.000.000 di abitanti. Se ci limitiamo a considerare la sola Contea di  Ludian, parliamo di quasi 300.000 persone.

Se volete continuo. Ancora uno, uno più recente?
14 aprile 2016. Kyushu Giappone. Sì, sì, non vale perché si sa che in Giappone sono avanti sull'antisismico. Ve la faccio breve: 49 morti, 3000 feriti, in una sequenza sismica che comprende un foreshock di magnitudo intorno a 6.0, ma con la scossa principale (due giorni dopo) di magnitudo 7. Kumamoto, la città più vicina all'epicentro conta una popolazione di oltre 700.000 abitanti.

Fatevi due conti. Si tratta di una divisione, nulla più. Mettete a numeratore (per gli analfabeti funzionali: di sopra), i morti. E mettete a denominatore (per gli analfabeti funzionali: di sotto), il numero totale di persone.
Ok, ho capito, ve lo faccio io, almeno per i quattro terremoti che vi ho citato.

Cefalonia: nessun morto.
Thailandia: 1/30.000 = 0.000033
Yunnan: (617+112)/300.000 = 0.00243
Kyushu: 49/700.000 = 0.00007

E no, non ve li esprimo con le potenze del dieci, che vi fonderei il cervello.

Se ancora non avete capito dove voglio andare a parare, adesso vi faccio un po' di storia.
Storia d'Italia.
Storia Sismica.
L'Italia è un paese a forte rischio sismico, ce l'hanno ripetuto in tutte le salse. 
Perché?
In breve, per via della tettonica a zolle. E per via del fatto che in un posto molto piccolo (relativamente parlando) che è il Mediterraneo, due grandi placche, la africana e la eurasiatica, fanno testa a testa. I risultati sono: la catena alpina, la appenninica, una serie di faglie sotto la Pianura Padana e il vulcanismo in Italia meridionale (Etna, Vesuvio, Stromboli e compagnia).
Ci sono sempre stati, in Italia, i terremoti. Il buon Mercalli - che era un prete studioso - compilò un catalogo degli eventi sismici, sulla base del quale elaborò la scala poi modificata da Cancani e Sieberg, utilizzando, per i terremoti più antichi, notizie rinvenute, ad esempio, nei registri parrocchiali.
Da studiosa, trovo peculiare lo stilare una scala di misura che si basa sui danni provocati dal terremoto.
Un terremoto devastante in una zona desertica risulterà meno distruttivo che non un sisma modesto in una zona ad alta densità abitativa e con un patrimonio edilizio altamente vulnerabile. E se pensate che questo non importi granché, ricordatevi una cosa: le mappe di rischio sismico si basano anche sull'assunto che c'è una maggiore probabilità di avere un terremoto se una zona è già stata colpita.
Immaginiamo una zona di campagna dove non ci sia più o meno un accidente. Sismicità storica presente, ma grado Mercalli basso. Fantastico, cambiamo la destinazione urbanistica, ci facciamo un bell'insediamento industriale, bello grosso, magari con cose anche inquinanti, tanto è tutto stabile. Peccato che i terremoti storici avessero un'alta energia. E quindi... noi ci aspetteremmo pochi danni - oh, Mercalli dice che siamo in grado 2! - e invece... e invece succede un patatrac.
La magnitudo infatti - che, lasciatemelo dire, NON SI MISURA - è una stima dell'energia meccanica sprigionata, basata sull'ampiezza delle onde sismiche registrate. Un terremoto di magnitudo 6 Richter è tale, sia che avvenga in un deserto che in una zona popolosa.
In altre parole, la magnitudo è un parametro oggettivo.
Detto questo, la storia d'Italia è costellata di terremoti. Lasciamo perdere quello di Messina del 1908 - probabilmente il più grave dell'intero Mediterraneo, con annesso tsunami - e limitiamoci ad alcuni esempi del XX e XXI secolo.
Pronti?

Belice, 1968 - Magnitudo: 6.1, Profondità ---, 370 morti.
Friuli, 1976 -  Magnitudo: 6.4, Profondità 6 km, 989 morti.
Irpinia, 1980 - Magnitudo: 6.5, Profondità: 30 km. 2914 morti.
Marche e Umbria, 1997 - Magnitudo: 6.1, Profondità: 10 km. 11 morti.
Molise, 2002 (San Giuliano di Puglia) - Magnitudo: 5.8, Profondità: --- km. Morirono 30 persone, di cui 27 bambini nel crollo della scuola.
L'Aquila, 2009 - Magnitudo: 5.9, Profondità: 8.8 km. 309 morti
Pianura Padana, 2012 - Magnitudo: 5.8, Profondità: 6.3 km. 30  morti
Rieti/Ascoli Piceno, 2016 - Magnitudo: 6.0, Profondità: 8 km. 295 morti bilancio provvisorio.

Se volete vi faccio anche il calcoletto. Se volete, vi metto a rapporto il numero di morti e il numero di persone coinvolte. Secondo me, ve ne pentirete, ma sapete che c'è? Ve lo voglio sbattere in faccia.
Limitiamoci ai terremoti del XXI secolo, perché sto già abbastanza male così.

Pianura Padana: 20/59028 = 0.00033
L'Aquila: 309/303239 = 0.001
San Giuliano: 30/1050 = 0.028
Rieti/Ascoli Piceno: 295/20240 = 0.014

Come vedete, solo il terremoto dell'Emilia ha un valore paragonabile a quelli trovati per i sismi in Grecia, Thailandia, Cina e Giappone. Gli altri valori sono nettamente più alti.
Che vuol dire? Che c'è meno gente, eppure ci sono più morti.
Chiedetevi il perché, avanti, chiedetevelo.
E quando vi sarete dati una risposta, bene... saprete cos'è il sisma all'italiana. A quel punto, leoni da tastiera con l'indignazione pronta a uscire dal taschino, scegliete un bersaglio migliore per i vostri strali e, già che ci siete, fate qualcosa di diverso. Non limitatevi a pigiare tasti mettendo insieme invettive sgrammaticate: nel vostro piccolo, cercate di cambiare le cose.
Cercate, per esempio, di essere meno furbi e più onesti.
Pretendete il rispetto delle normative, perché le normative ci sono, anche se costa di più. Perché poi, nelle case finte antisismiche costruite o ristrutturate a risparmio, ci andate voi.

Ah... un'ultima cosa. Io ho usato dei DATI. Si trovano in rete, se ci si prende la pena di cercarli.
E, per inciso, la storia della magnitudo ridotta così lo stato non paga è una puttanata.
Vergognatevi.
 

lunedì 27 giugno 2016

Cosmo Oro 11 Sesta Colonna R.Heinlein

Rispetto a John Carter di Marte, Sesta Colonna (il terzo Heinlein della collana) è decisamente più sofisticato e chiede molta più attenzione al lettore.
Si tratta di un romanzo distopico ambientato in un futuro alternativo, nel quale gli Stati Uniti sono stati conquistati dai PanAsiatici che hanno 'esportato' il loro modo di essere e di pensare in occidente.
Agli americani, considerati alla stregua di schiavi, è stato affibbiato un numero di riconoscimento e sono stati limitati i diritti: niente scuole, niente giornali, niente libertà, niente di niente. Se lavori bene, se non lavori e loro ti beccano vai in campo di concentramento. (E se sei un giapponese-americano, o un cinese-americano... una pallottola in testa e tanti saluti.)
E qual è l'unica speranza degli americani?
Uno sperduto laboratorio segreto nelle viscere di una montagna vicino Denver. Un laboratorio nel quale si è appena verificato un disastroso incidente e che ha lasciato in vita solo sette persone.
E non sette militari di carriera, no.
Tre scienziati (un matematico, un biologo e un fisico), un operaio specializzato in meccanica di precisione, un pittore riciclatosi come cuoco, un ex-avvocato tuttofare dedito al nomadismo e, più alto in grado e quindi comandante in capo per mancanza di alternative, un pubblicitario, il maggiore Ardmore.
Note positive: l'incidente è stato causato da un nuovo tipo di arma, efficacissimo. Così efficace che manca un po' si ammazzano tutti.
Note negative: a parte che l'efficacissima arma è incontrollabile? Sono sette contro il mondo.
Ma Ardmore, pur non entusiasta di essere il capo, non è uno che si arrende. Bisogna fare qualcosa. Bisogna liberare l'America. Bisogna sconfiggere il nemico.
Cosa rimane, agli americani per organizzare una resistenza? Sono vietati gli assembramenti di ogni genere e tipo, tranne in un caso: la chiesa.
Gli schiavi, in chiesa ci possono andare.
E così, dopo aver perfezionato la loro arma, che si basa su onde modulabili in frequenza e si presta ad applicazioni quasi miracolose a un occhio ignaro, Ardmore e i suoi sei fondano una religione, quella che il maggiore definisce 'sesta colonna'.
Decidono a tavolino tutto: da come sono fatti i templi, alla mitologia et voilà, il Nostro Signore Mota fa la sua comparsa.
Con fondi illimitati (possono letteralmente trasmutare gli altri elementi in oro) e una rete di informatori costituita da nomadi, la Chiesa di Mota si appresta a colonizzare le città nelle quali i PanAsiatici hanno stabilito i punti nevralgici del loro governo. Puntando al reclutamento di nuovi 'sacerdoti' e sfruttando i punti deboli del modo di pensare PanAsiatico, i membri della chiesa tentano di fiaccare psicologicamente il nemico, per costringerlo a tornare a casa.
In realtà, le cose andranno in un modo un po' diverso da quanto preventivato, perché i PanAsiatici costringeranno Ardmore e i suoi ad una brusca accelerazione dei piani, e...
E non vi dico altro. Leggetevelo.
Quanto a me, ritorno su Arrakis. Il prossimo Cosmo Oro è Messia di Dune.

giovedì 23 giugno 2016

In vacanza da Facebook e altre cose.

C'è una storia mezza scritta.
Una storia in prima persona, ambientata in un altro stato e in un altro tempo. 
È una storia che manca dell'ambientazione perché, nel raptus di lascrivolascrivolascrivo, ho scientemente trascurato la fase di documentazione. 
La faccio dopo, mi sono detta. 
Solo che poi quel dopo... vabbé di quello ne parliamo, ah, dopo.
C'è un social network. Uno a caso che inizia con la effe. 
Non volevo nemmeno usarlo, anni fa. 
Poi mi sono iscritta e per un po' è stato anche divertente.
Ora non lo è più. È solo stupido, vano e irritante. 
Mi sono accorta che mi arrabbiavo un giorno sì e l'altro pure. Che la mia già scarsa fiducia nel prossimo veniva puntualmente ridotta a zero dalla massa di cretinate e dall'invasione di analfabeti funzionali e bufalari. Che fondamentalmente non me ne frega un cazzo.
Non me ne frega un cazzo di tutta quella massa di fattacci altrui. Mi interessano alcuni blog amici - quelli che scrivono cose interessanti e intelligenti. Il resto è fuffa.
Non ne vale la pena. 
Ho tolto l'applicazione dal telefono, visto che usavo solo quella. 
Sto meglio.
Ho scoperto che non è affatto male, essere meno social. C'è modo di tenere i contatti anche senza social network. A volte il ritorno al passato è auspicabile. 
E la storia? Tutta la rabbia e il disgusto per le quotidiane dimostrazioni di pochezza umana e intellettuale mi hanno dato una bella spinta e quel 'dopo' è diventato 'adesso'. 
Ho una scadenza da rispettare: quattro mesi sembrano tanti e in realtà sono pochissimi.
Il 17 settembre devo aver concluso questa fase.
Almeno un'ora al giorno di studio. Quando posso, quando Davide dorme o è con suo papà.
Sto seguendo dei corsi universitari attinenti - usando il meraviglioso Open Culture (se volete sapere di cosa si tratta, leggete qui). Insomma, l'ho presa seriamente.
Il tempo che non passo su quel social network, quello con la effe, è impiegato decisamente meglio.


martedì 21 giugno 2016

Sick of it all

Oggi ho ricondiviso su Fb un post di Alessandro Girola che vi linko qui.
Il fatto è che... non avrei saputo dirle meglio, certe cose.
Io sono stanca. Sono stufa. E l'unico motivo per cui non chiudo il mio profilo Fb è che sono in contatto con persone interessanti, con le quali intavolo produttive discussioni via messenger. Che gli aggiornamenti dei loro blog sono per me fonte di approfondimento e diletto.
Però, in un bilancio costi/benefici, il fatto è che per quattro persone interessanti (dico quattro, ma sono di più), mi trovo in home page una marea di stronzate, bufale, post irritanti e stupidità assortite. E non ce la faccio più.
Non me ne vogliate, ma sono stufa di gattini e cagnolini in difficoltà con una pletora di commenti stile "piccolo amore vedrai che troverai una mamma presto" e "adottatelo vi prego!" e "ma come si fa, qualcuno lo aiuti"... qualcuno? qualcuno chi? non tu, che ti sei lavata la coscienza con una riga su Fb. Oppure, e io lo odio, il "corri felice sul ponte dell'arcobaleno". Ma quale arcobaleno? Quale ponte? Gente che, di fronte a un animale maltrattato, si lascia andare a commenti che mi lasciano basita:robe tipo "io a quel bastardo maledetto infilerei chiodi negli occhi", poi vedi il profilo ed è una mamma dall'aria dolce con un paio di pargoli. Ma che è? Personalità multipla? Veramente dietro quella facciata alberga tutto quell'odio? I maltrattamenti fanno incazzare anche me, ma questo genere di persone mi spaventa.
E le polemiche. Volontari che si fanno il mazzo, ci mettono soldi, tempo, fatica, patemi d'animo e poi arriva il primo analfabeta funzionale che passa, decide di ammannire un po' della sua sapienza sulla questione (non può esimersi) e polemizza.
Che altro?
Gli immigrati che stanno in hotel di lusso (ma veramente ci credete, voi? oltre che aver affrontato la morte, oltre ad essere sradicati, soli, in balia dell'aiuto altrui, questi si devono anche beccare l'odio fomentato on line? ma non vi sentite neanche un po' delle merde?), mamme vegane o talebane della tetta pazze da legare (e a cui revocherei la patria podestà), fashion victim di turno che ripostano le pIrle di saggezza della starlette del momento, chi posta tettone in pose equivoche (seriamente vi eccitano quei due meloni plasticosi e quelle pose volgari?), leoni da tastiera che tuonano contro la Kasta!!!111!, antivaccinisti dell'ultim'ora e via così in una Corte dei Miracoli dell'idiozia, una giostra folle in cui vince chi urla più forte.
Devo prendermi una vacanza da tutto questo. Perché lo spettacolo men che mediocre dell'italietta 2.0 sta distruggendo quel poco di fiducia nel genere umano che mi è rimasta.
Dice là fuori è un altro mondo. Ok, ma io sono qui. Sono in Italia. E sto perdendo la speranza.

venerdì 17 giugno 2016

Cosmo Oro 10 John Carter di Marte E.R. Burroughs

John Carter di Marte (che comprende i primi tre libri del fortunato ciclo: La Principessa di Marte, Gli dei di Marte e Il signore della Guerra) era proprio quel che mi ci voleva dopo la mia brutta esperienza con Non-A (attenzione, non sto dicendo che Non-A sia un pessimo libro. Sto dicendo che io non sono riuscita ad apprezzarlo. Con tutta probabilità è un capolavoro immortale, quindi my bad).
Comunque, quello che mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo è che John Carter di Marte è semplice.
Non ci sono intrighi politici interplanetari da scoprire, né amici-sospetti nemici, né scopi nascosti.
Per un fenomeno misterioso - che all'autore non interessa chiarire e che il lettore prende così com'è - John Carter della Virginia, formidabile avventuriero, finisce trasportato su Marte. Il suo corpo fisico resta fermo (in animazione sospesa, in pratica), in una caverna, mentre lui nudo come un bruco, si ritrova di punto in bianco in un altro mondo.
E, intraprendente e coraggioso, riesce a sopravvivere (cosa non semplice), fare fortuna e, il che non guasta, sposare la più bella delle belle, Dejah Thoris, la Principessa di Marte.
Lo schema di Burroughs è abbastanza collaudato, perché fondamentalmente è lo stesso che ha seguito per Tarzan, il suo personaggio più famoso, ma c'è da dire che le avventure di John Carter proprio non annoiano. Il poveraccio non ha un momento di respiro, cade sempre dalla padella nella brace (perdonate la frase fatta) e quando sembra che possa rifiatare un momento... aspettate la fine del capitolo perché sicuramente gliene capiterà un'altra peggiore.
Forse i personaggi non sono tutto questo tripudio di approfondimento psicologico e tridimensionalità (John Carter è, tocca dirlo, un po' uno stereotipo ambulante dell'eroe, così come la sua controparte femminile è lo stereotipo dell'eroina) e la prosa ottocentesca (il racconto è ambientato all'incirca verso il 1890) non è che aiuti molto, e poi, sì, tutte le femmine barsoomiane umanoidi (ci sono anche la marziane verdi, ma sono tutt'altra storia) si innamorano del prode John, il quale, da vero galantuomo, le cava dai guai per poi informarle che nel suo cuore c'è posto per un'unica donna, la divina Dejah Thoris.
Ma alla fine, chissenefrega, è divertente così.
Va detto che, poveraccio, Burroughs gliela fa sudare, la felicità coniugale: alla fine del primo libro, dopo aver salvato il pianeta intero dall'asfissia, si ritrova catapultato sulla Terra, separato dalla sua amata da giusto qualche chilometro di vuoto cosmico.
A piedi.
Quando riesce a tornare su Barsoom, beh, intanto scopre che sono passati dieci anni e poi che Dejah Thoris è scomparsa. Ci mette tutto il libro per ritrovarla, soltanto perché, proprio davanti ai suoi occhi, il malvagio di turno la imprigioni con altre due donne (una delle quali, innamorata di John, la vorrebbe far fuori a coltellate) in una cella che non si aprirà per un anno intero. 
Un anno intero senza sapere se è sopravvissuta o meno.
E che dire del terzo libro? Lui trova il modo di aprire la cella anticipatamente soltanto per vedersi rapire la moglie sotto il naso e doverla inseguire per tutto Barsoom (e lì ci vuole un altro anno perché finalmente si possano ricongiungere).
A un'occhiata superficiale, potrebbero parere le mirabolanti avventure di un perfetto eroe, quel genere di personaggio che la sottoscritta poco sopporta, ma, a tratti, Burroughs lascia vedere il romanziere di razza. Per esempio, nel narrare la storia di Tars Tarkas e di sua figlia Sola, che mi è rimasta nel cuore. E nelle descrizioni di Barsoom, delle meravigliose città in rovina, delle vie d'acqua ormai asciutte, della ferocia con cui i suoi abitanti lottano per la vita in un ambiente che perdona e lascia andare avanti solo i più forti.
Non è uno dei miei autori preferiti, né posso dire che sia il Cosmo Oro che mi è piaciuto di più, ma merita di essere letto.